La regola del gioco

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La regola del gioco

Uno spettacolo che racconta le vicende parallele di sette personaggi: una ragazza, una coppia di trentenni, una coppia di ragazze omosessuali e una coppia di anziani.

L'amore, le insicurezze, le paure, i rancori, i tradimenti e le bugie sono descritte sotto la lente di ingrandimento della quotidianità.

Un' anziana coppia che ha passato insieme la vita; due giovani donne; un marito, una moglie, un'amante. Figure quotidiane che compiono gesti semplici e ripetuti all'interno del caos che li circonda o che hanno contribuito a creare con le proprie mani.

Sono sospesi, come fluttuanti nell'aria, senza contatto con il terreno, privi di una visione prospettico geometrica, concentrati sulle loro minute realtà.

Il piccolo io nel quale sono barricati, gli concede solo una visione parziale di ciò che realmente accade, e quando la vita si manifesta come non avevano immaginato o non volevano immaginare, cadono a terra, si ricuciono al mondo. Così nell'equilibrio fittizio di una calma apparente, un colpo di pistola riporta l'ordine e la verità. Nella stabilità di una vita ordinaria, il compimento naturale di un'esistenza semina il panico. E là dove fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile nasce la vita.

Uno spettacolo che racconta le vicende parallele di sette personaggi: una ragazza, una coppia di trentenni, una coppia di ragazze omosessuali e una coppia di anziani.

L'amore, le insicurezze, le paure, i rancori, i tradimenti e le bugie sono descritte sotto la lente di ingrandimento della quotidianità.

L'amore, le insicurezze, le paure, i rancori, i tradimenti e le bugie sono descritte sotto la lente di ingrandimento della quotidianità. La famiglia tradizionale è destrutturata così come la comunicazione è filtrata e anestetizzata dalla tecnologia. La realtà si confonde e diventa quasi indecifrabile, anche nelle sue manifestazioni più fisiche come l'amore. Nemmeno il dramma di una morte violenta per l'esplosione di un misterioso colpo di pistola, riesce a rendere leggibili i contorni della realtà.

di Elisa D?Andrea

regia Emanuele Conte

assistente alla regia Yuri D'Agostino

con Silvia Bottini, Linda Caridi, Bruno Cereseto, Sara Cianfriglia, Andrea Di Casa, Sara Nomellini, Lucia Schierano


costumi Danièle Sulewic

luci di Tiziano Scali

movimenti coreografici Michela Poggi

tecnico video Luca Riccio

La compagnia

RASSEGNA STAMPA

La costruzione scenica è una felice scelta registica che ha messo in risalto la bellezza dell'opera teatrale, consentendo al testo di dire di più dicendo il meno possibile. Il palcoscenico è diviso da quattro quadranti di luce in cui hanno luogo altrettante diverse situazioni, che si realizzano in contemporanea. Gli unici oggetti di arredo presenti sono sette sedie. Null'altro, se non qualche panno e pezzi di carta. Altrienti non si danno, se non umani. Perchè? Per dar spazio agli attori, par che suggerisca il regista, per dar voce all'azione, per attivare lo spettatore: impoverire l'ambiente significa che nulla è scontato. S'impoverisce per arricchire. Come una bella donna. Meno belletti indossa, pi? ? in risalto la semplicit? magica della sua bellezza. Epper?, se ? brutta, ? peggio. E allora ecco perch? la commedia di D?Andrea viene esaltata dalle scelte di Conte. ? bella di suo. ? intelligente. Vien fuori da una giovane testa matura. [?] Nulla ? fuori posto in questa commedia all?italiana figlia di questo tempo, immersa totalmente nella nostra triste e veloce epoca, destinata a incantare gli spettatori, che si nascondono persino da se stessi, riconoscendosi in uno dei sette personaggi o pi? semplicemente in una delle loro tante azioni. C?? chi si sente urlare, chi rivede l?amante, chi avverte un pianto noto, chi si emoziona per gesti familiari o chi non vuol n? ritrovare n? ricordare, preferendo esser soltanto uno spettatore. Mai per? potr? dirsi annoiato. Sarebbe anche un bugiardo.?
Giusy Randazzo (Teatro.org)
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E? un teatro fatto di passi che si inseguono e si intralciano, di diagonali, di sguardi che si incrociano secondo un piano costruito al dettaglio come in una coreografia. [?] E? uno spettacolo drammaturgicamente e registicamente molto interessante. Riuscitissime alcune idee registiche, prima fra tutte gli sms fra i due adulteri materializzati in fogli di carta appallottolati e lanciati da un lato all?altro del palcoscenico. Bello. Cos? come il fuori scena in penombra dei personaggi che non sono pi?, accantonati dalla morte ai bordi dello spazio-luce della vita. [?] Attori bravi, tempi perfetti, una regia e una drammaturgia che parlano una lingua teatrale contemporanea: le storie non sono importanti, sono le storie di sempre. E? il modo in cui vengono raccontate che fa decisamente centro.
Raffaella Grassi (Il Secolo XIX)

E? un?umanit? triste, piena di angosce, di paure, povera d?amore. [?] Ma pi? che le storie contano le atmosfere in cui sono immerse, che affascinano il pubblico grazie alle luci,? e alle sonorit? il tutto coordinato e sostenuto dalla creativa regia di Emanuele Conte.
Clara Rubbi (CorriereMercantile)

Un lavoro compatto e vivace, corale e intimo allo stesso tempo. Agile e profondo perch? indaga le relazioni del nostro contemporaneo, lasciando ampio spazio all?interpretazione. [?] La Regola del Gioco ? un racconto polifonico con sette personaggi perfettamente credibili e non stereotipati. Una scrittura asciutta e scarna, ma puntuale. [?] Uno spettacolo semplicemente bello: poetico e iperrealista al contempo.
Laura Santini (mentelocale.it)

Una rappresentazione carveriana mi verrebbe da dire, veloce come un colpo di pistola, che fotografa la vita di tre coppie (o forse quattro) in un attimo fuggente della loro esistenza. La forza dello spettacolo non sta nella storia in s?, ma nelle parole e nella bellezza della semplicit? umana.
Diego Curcio (hellobastards.it)'

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