Prometeoedio

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Prometeoedio

L'ultimo capitolo della trilogia del potere sposta l'analisi di Emanuele Conte dal potere in quanto tale alla ribellione al potere. Prometeo si ribella al potere in senso assoluto, quello che va oltre l'uomo e riguarda Dio. A un Dio tiranno, insensibile e distante, Prometeo preferisce una natura umana che, per quanto precaria e dolorosa, è comunque preferibile al terrore nel quale vivono gli Dei per la paura di perdere la propria immortalità.
Al centro del lavoro di Conte c'è l'uomo con la sua meravigliosa umanità fatta di imperfezioni, fragilità, debolezze e difetti. Se il pensiero dominante giudica negativamente le debolezze dell'essere umano, la regia di Conte le rimette al centro della storia: secondo il regista l'uomo va amato per quello che è. Il gesto con cui Prometeo dona all'umanità il fuoco e la consapevolezza è un atto di giustizia compiuto per soddisfare il legittimo desiderio di conoscenza dell'uomo, anche se questa sua ambizione porta con sé dolore e sofferenze.
Prometeoedio è tratto dalla tragedia di Eschilo, nella quale il titano Prometeo viene condannato a soffrire in eterno, incatenato per sempre a una roccia ai confini del mondo, per aver rubato il fuoco, la conoscenza e averne fatto dono all'umanità. La costruzione drammaturgica si apre al confronto con modelli successivi - tra cui quello di Goethe - e va a configurare un lavoro impegnativo, fatto di riscritture e limature a un testo denso di temi fondamentali, che hanno influenzato nel corso dei secoli molti artisti nei campi del teatro, della letteratura e della musica.
di Emanuele Conte da Eschilo
regia Emanuele Conte
costumi Daniela De Blasio
luci Tiziano Scali e Matteo Selis
assistente alla regia Alessio Aronne

con Gianmaria Martini Prometeo
Alessia Pellegrino Bia (Violenza) e Io
Enrico Campanati Ermes
Roberto Serpi Efesto e Coro delle Oceanine
Pietro Fabbri Cratos (Potere) e Oceano

capo macchinista Marco Lubrano
macchinisti Carlo Garrone  e Fabrizio Camba
attrezzista Renza Tarantino
realizzazione costumi Umberta Burroni e Paola Ratto
direzione tecnica Roberto d'Aversa
Acting coach Paolo Antonio Simioni

La compagnia

Prometeo è interpretato da Gianmaria Martini, già Caligola nel secondo episodio della Trilogia del potere. Ancora una volta l'attore triestino è chiamato a ricoprire un ruolo faticoso sia da un punto di vista emotivo che fisico. Martini è incatenato al centro della scena e lì resta immobile per tutta la durata dello spettacolo, diventando egli stesso parte integrante della scenografia in ferro aggettante sulla platea. L'imponente scena, posta in proscenio, occupa tutto il palcoscenico ed è realizzata con tubi da impalcatura e grate di metallo, che incombono sul corpo teso e martoriato di Prometeo.

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