Il viaggiatore onirico

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Uno spettacolo jazz

Il viaggiatore onirico di Conte è uno spettacolo che ragiona sulla dimensione del sogno e sulle dinamiche della comunicazione inconscia.

I mezzi di trasporto reali sono un'allegoria per analizzare i punti di contatto visibili e invisibili tra sogno e realtà, mantenendo intatta la potenza eversiva delle opere di Vian.

L'impatto visivo dello spettacolo è molto forte, e catapulta lo spettatore in una realtà bidimensionale in bianco e nero, grazie all'uso di proiezioni video e all'interazione tra attore e disegni animati.

Il viaggiatore onirico di Conte è uno spettacolo che ragiona sulla dimensione del sogno e sulle dinamiche della comunicazione inconscia.

I mezzi di trasporto reali sono un'allegoria per analizzare i punti di contatto visibili e invisibili tra sogno e realtà, mantenendo intatta la potenza eversiva delle opere di Vian.

L'impatto visivo dello spettacolo è molto forte, e catapulta lo spettatore in una realtà bidimensionale in bianco e nero, grazie all'uso di proiezioni video e all'interazione tra attore e disegni animati.

I post-romantici e bizzarri protagonisti di questa storia, interpretati da Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Silvia Bottini, Alberto Bergamini, Nicholas Brandon e Alessandro Bergallo interagiscono sul palco con personaggi creati dall'illustratore Gregorio Giannotta, che per lo spettacolo ha realizzato centinaia di tavole. Giannotta ha pubblicato disegni, illustrazioni e storie a fumetti per diversi editori, e ha collaborato alla realizzazione di diversi film d'animazione. Nel 2001 ha partecipato alla biennale dei giovani artisti a Sarayevo. I disegni animati saranno proiettati sul palco trasformando il teatro in un luogo sospeso tra due dimensioni. Dai bozzetti di Giannotta, Bruno Cereseto ha realizzato i costumi di scena.

Terzo elemento fondamentale dello spettacolo, insieme agli attori e ai disegni animati, sarà la musica di Dado Moroni. Il grande musicista italiano ha composto le musiche originali dello spettacolo, diventandone anche un protagonista. Gregorio Giannotta, infatti ha creato/disegnato un Dado Moroni in matita e pastelli, che sarà in scena con gli attori in carne ed ossa. Nessuno meglio di un jazzista di fama mondiale poteva tradurre in note le pagine scritte da Boris Vian. Moroni ha saputo cogliere le sfumature, le improvvisazioni e gli umori dell'artista francese, che prima di diventare scrittore è stato un grande jazzista degli anni '40, e questo stile musicale così imprevedibile è stato anche il filo conduttore della sua opera letteraria.

A rendere ancora più fantastica l'atmosfera sono le scene, realizzate da Luigi Ferrando, che coinvolgono emotivamente lo spettatore trasportandolo in una dimensione grottesca in bilico tra il fantastico e la realtà. La scena verrà percorsa in lungo e in largo dai protagonisti, ma grazie all'uso di botole e porte oblique i personaggi potranno salire e scendere sfidando, come nei sogni le leggi della forza di gravità. Un mondo dominato dalle regole della patafisica, ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie.

Grazie a questo spettacolo la Tosse ritorna alle sue origini: scena, costumi e luci giocano con il bianco e il nero come accadeva nell'Ubu Re, messo in scena da Tonino Conte ed Emanuele Luzzati nel 1975, primissimo titolo della lunga storia del Teatro della Tosse. Molti sono anche i punti di contatto tra Alfred Jarry, autore dell'Ubu e padre del teatro dell'assurdo, e la scrittura jazzistica di Boris Vian.

di Emanuele Conte
molto ma molto liberamente tratto da Autunno a Pechino di Boris Vian

regia di Emanuele Conte
musiche di Dado Moroni
videopriezioni e animazioni di Gregorio Giannotta

con Enrico Campanati, Alessandro Bergallo, Silvia Bottini, Alberto Bergamini, Nicholas Brandon,Pietro Fabbri

scena di Luigi Ferrando
costumi di Bruno Cereseto
luci e suoni Tiziano Scali
regia video - Luca Riccio
assistente alla regia Gianni Masella

si ringrazia Roberto Robbo Vigo 010 Studio

La compagnia

RASSEGNA STAMPA
Quello che più colpisce in questo originalissimo spettacolo è l'impaginazione, che spalanca un universo immaginario, che scaturisce dal piano inclinato costellato di botole. La regia di Emanuele Conte, creativo figlio d'arte, ha saputo giocare per novanta minuti con tutti gli ingredienti della vicenda, in perfetto equilibrio tra il modello di Vian e le sue personali invenzioni. Molti applausi, folto pubblico.
Clara Rubbi (Corriere Mercantile)

Una fantastica atmosfera che coinvolge lo spettatore di ogni età chesi sente trasportato come in un sogno all'interno di una fiaba che sidipana in una dimensione grottesca in bilico tra fantasia e realtà. Uno spettacolo riuscito quello di Conte che assieme alla sua compagnia di ottimi attori offre uno spettacolo intelligente e dal gusto raffinato capace di districarsi sulle dinamiche della comunicazione inconscia con scioltezza, cavalcando le regole della patafisica senza paura di cadere.
Francesca Camponero (Il Giornale)

Su una scacchiera di botole, gli interpreti si muovono con la surreale, anzi bidimensionale, leggerezza delle creature fumettistiche. E questa essenza, orchestrata dalla regia di Emanuele Conte su note di Dado Moroni, chiarisce la natura di un esperimento che vede l'interazione degli attori con le videoproiezioni di Gregorio Giannotta
Silvana Zanovello (Il Secolo XIX)

E' una proposta stuzzicante, ricca di suggestioni rivolte al presentee, soprattutto, segnata dalla messa in scena del grigiore e meschinità morale del protagonista, vero erede di quel Re Ubu di Alfred Jarry che,non a caso, ha segnato l'inizio della vita artistica di questa compagnia. In altre parole siamo alla presenza di un ritorno positivo alle origini con quel tanto di aggiornamento utile a marcare sia lo scorrere del tempo, sia il peso di temi e problemi validi oggi come ieri.
Umberto Rossi (Cinema eTeatro)

E' una favola leggera, in bianco e nero a tratti crudele. Il regista recupera dichiaratamente il bianco e nero del primo spettacolo della Tosse l'Ubu Roi di Jarry, la novità qui è la vivace animazione di Gregorio Giannotta. Un'ora e mezza di spettacolo dove si ride e sorride con leggerezza.
Lorenzo Orsini (TG3 Liguria)

Uno spettacolo ironico e decisamente jazz, in cui ogni elemento (i testi, la regia, le animazioni, i gesti e la voce degli attori) si fonde con gli altri, attraverso un filo narrativo invisibile ma presente. Gli attori sono riusciti nella difficile impresa che siproponevano: riuscire a dare credibilità recitativa a personaggi surreali, grotteschi. Tra gli altri citiamo Enrico Campanati, bravissimo a caratterizzare il suo Dudu anche a livello vocale e Bergallo, emozionante e divertente.
Serena Carbone (Conoscere Genova)

Uno spettacolo al limite tra il surrealismo e l'assurdo (evidenti riferimenti a Jarry già nel testo di Vian) che mescola generi diversi rendendo omaggio ad uno tra i più interessanti e stravaganti artisti del Novecento. Un cast ben assortito, su tutti spicca lo straordinario Enrico Campanati; magnifici i costumi del bravissimo Bruno Cereseto e altrettanto interessante la scenografia firmata da Luigi Ferrando. Uno spettacolo piacevole che offre spunti di riflessione e diverte al tempo stesso come dimostrano le molte risate del pubblico in sala.
Roberta Daino (Teatro.org)

''La regia di Emanuele Conte ha saputo giocare per novanta minuti con tutti gli ingredienti della vicenda, in perfetto equilibrio tra il modello di Vian e le sue personali invenzioni.''
Clara Rubbi (Corriere Mercantile)
NOTE DI REGIA
Uno spettacolo jazz e decisamente corale. Un invito ad abbracciare contemporaneamente più punti di vista, perchè c'è bisogno di indipendenza intellettuale. Quando scelgo un testo per uno spettacolo il punto di partenza alla letteratura, perchè mi interessa mettere inscena un autore più che un testo. Portare alla gente Vian per me significa portare un modo di guardare alle cose e al mondo che ci spinge lontano da ipocrisie e demagogie che ci circondano oggi e di cui personalmente sono davvero stufo. E' una bandiera quella di Boris Vian, un uomo che a 39 anni aveva già fatto tutto e molto di tutto, che dovrebbe sventolare più ampiamente. Un invito a guardare oltre, ben sintetizzato in una frase: Si può guardare l'impossibile per avere nuove prospettive. Dado Moroni ha fatto un lavoro straordinario. Le musiche hanno tutte come unica base: il pianoforte e la voce, che quasi sempre si trasforma negli altri strumenti (cornetta, tromba, contrabbasso). C'è anche un pezzo a cappella, ovvero senza accompagnamento, dove solo con la voce produce tutti gli strumenti.
Emanuele Conte

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