I giusti

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di Albert Camus

Emanuele Conte si confronta nuovamente con un testo di Albert Camus e riflette sulla concezione di ribellione all’ordine costituito attorno a cui ruota gran parte dell’opera dell’autore francese.  

Una ribellione, che si può evolvere in rivoluzione e in terrorismo attraversando un confine labile ma importantissimo per le storie individuali  e collettive delle società.

In questa messa in scena l’attenzione si sposta sul dramma umano dei personaggi, che si trovano di fronte a un dilemma etico, un caso di coscienza, che riguarda tutti: decidere se la violenza è necessaria per perseguire e completare la ribellione e se a questa vi si devono comunque porre dei limiti. È possibile dare una giustificazione morale alla  violenza e al terrorismo rivoluzionario? Il fine giustifica i mezzi?

Si contrappongono così due visioni della rivolta, quella dettata dalla paura, che legittima qualsiasi tipo di azione, pur di ottenere lo scopo e quella mossa dall’amore per la vita e la libertà, che pone dei limiti ai mezzi consentiti per raggiungere il sovvertimento della situazione.

In questo lavoro diversamente dal testo originale non c’è una collocazione temporale definita. I personaggi, le situazioni e le storie de I giusti potrebbero avvenire in un passato lontano, nel presente o nel futuro, in qualsiasi Stato o Nazione, perché al centro del testo non c’è l’azione terroristica in quanto tale ma le motivazioni e il percorso che vi conducono.  

Il racconto assume così un carattere universale in cui si ritrovano innumerevoli similitudini con le diverse realtà storiche.  

I protagonisti si definiscono sin dal titolo giusti e quindi giustificano il loro operato attraverso l’obiettivo di riportare la giustizia al centro della vita sociale. Sono un gruppo di giovani rivoluzionari composto da quattro uomini e una donna, che hanno deciso di compiere un attentato.

Emanuele Conte sceglie di far muovere i protagonisti in uno spazio angusto e astratto, dove sono costretti a confrontarsi senza alcuna via di fuga, in uno scontro di idee, in un confronto serrato. I giovani terroristi, pur dando voce alle contrastanti istanze etiche che tormentano l'autore, appaiono profondamente umani, spinti dalle passioni e dai desideri dei giovani di ogni epoca. Al centro c'è l'uomo, con tutte le sue contraddizioni.

Un dramma di concretezza e potenza evocativa,  una situazione universale, il racconto del passato  per riflettere sul presente, su ciò che accade dentro e fuori di noi quando si sceglie la violenza per  sovvertire l’ordine delle cose.

di Albert Camus 

traduzione Giulia Serafini

regia di Emanuele Conte 

con Luca Mammoli, Gianmaria Martini, Sarah Pesca, Graziano Sirressi e Alessio Zirulia 


scene Luigi Ferrando

costumi Danièle Sulewic

luci Matteo Selis

assistente alla regia Alessio Aronne

assistente costumi Daniela De Blasio

produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse


produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse

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