Disgraced

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Joseph Jefferson Award nel 2012 come miglior Nuovo testo - Premio Pulitzer 2013 per il Teatro - Obie Award 2013 per la Drammaturgia

Disgraced √® una moderna tragedia greca, ambientata in una Manhattan ricca, colta e liberale che affronta temi di fortissima attualit√† quali le potenziali tensioni fra le fedi religiose e il mondo odierno e la difficile e pur necessaria convivenza fra le diverse identit√† etniche. ¬†Un testo tutto contemporaneo ¬ętra i pi√Ļ complessi di Ayad Akhtar, autore nato in America, ma di origini pakistane, scritto tra il 2011 e il 2013, e vincitore del Pulitzer per il teatro (2013). Una cena tra quattro vecchi amici di diverse etnie in cui si svela la fragilit√† estrema della tolleranza. Anche un ambiente molto progressista e avanzato non √® indenne da conflitti etnico-culturali.
Traduzione e regia sono di Jacopo Gassmann.

L‚Äô8 luglio a Milano, nella prestigiosa cornice de La Milanesiana 2017 ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, sar√† rappresentato per la prima volta in Italia Disgraced, testo di Ayad Akhtar, autore americano di origini pakistane, vincitore del Pulitzer 2013 per il teatro, tra i maggiori successi drammaturgici degli ultimi anni. La traduzione e la regia sono di Jacopo Gassmann. Lo spettacolo √® ¬†coprodotto dal Teatro della Tosse di Genova e dal Teatro di Roma ‚Äď Teatro Nazionale.¬†

Disgraced ¬† √® ¬†una ¬†moderna ¬†tragedia ¬†greca, ambientata ¬†in ¬†una ¬†Manhattan ¬†ricca, colta ¬†e ¬†liberale. ¬†Il testo ruota ¬†intorno a ¬†temi di fortissima ¬†attualit√† ¬†quali le ¬†potenziali tensioni fra ¬†le ¬†fedi religiose ¬†e ¬†il mondo odierno, la ¬†difficile ¬†e ¬†pur ¬†necessaria ¬†convivenza ¬†fra ¬†le ¬†diverse ¬†identit√† ¬†etniche, esplorando sia le ¬†possibili aperture ¬†ma ¬†anche ¬†le ¬†ipocrisie ¬†e ¬†i pregiudizi che ¬†spesso ne ¬†conseguono e ¬†che, come ¬†√® stato sottolineato dalla ¬†critica,‚Äútuttora ¬†segretamente ¬†persistono anche ¬†nelle ¬†cerchie ¬†culturali pi√Ļ progressiste‚ÄĚ. ¬†Un testo tutto contemporaneo tra i pi√Ļ complessi di Ayad Akhtar, autore nato in America, ma di origini pakistane, scritto tra il 2011 e il 2013, e vincitore del Pulitzer per il teatro (2013).¬†

Amir ¬†Kapoor, avvocato finanziario, educato e ¬†cresciuto in ¬†America ¬†ma ¬†di origini pakistane, sta velocemente ¬†scalando i gradini del ¬†successo allontanandosi, ¬†per√≤, dalle ¬†sue ¬†radici culturali. Quando lui e ¬†sua ¬†moglie ¬†Emily , una ¬†pittrice ¬†newyorchese ¬†che ¬†sta ¬†portando avanti una ¬†ricerca ¬†su ¬†temi islamici, decidono di invitare ¬†a ¬†cena ¬†il ¬†noto curatore ¬†d'arte ¬†Isaac ¬†con ¬†sua ¬†moglie ¬†Jory, quella ¬†che comincia ¬†come ¬†un'amichevole ¬†conversazione ¬†velocemente ¬†si trasforma ¬†in ¬†un ¬†acceso confronto su alcune ¬†delle ¬†pi√Ļ ¬†complesse ¬†questioni del ¬†dibattito politico e ¬†religioso contemporaneo. In ¬†un ¬†perfetto meccanismo drammaturgico, i rapporti umani fra ¬†i protagonisti ne ¬†verranno profondamente modificati.¬†

Traduzione e regia sono di Jacopo Gassmann, che ha deciso di affidare i ruoli dei protagonisti a Hossein  Taheri, Francesco Villano, Lisa Galantini, Saba Anglana e Marouane Zotti.


di Ayad Akhtar 

traduzione e regia di Jacopo Gassmann 

con Hossein  Taheri, Francesco Villano, Lisa Galantini, Saba Anglana, Marouane Zotti  

luci Gianni Staropoli 

video Alfredo Costa

scene Nicolas Bovey 

costumi Daniela De Blasio

assistente alla regia Mario Scandale

assistente scenografa Nathalie Deana

ufficio stampa Benedetta Cappon

coproduzione Fondazione Luzzati ‚Äď Teatro della Tosse e Teatro di Roma ‚Äď Teatro Nazionale

La compagnia

Jacopo Gassmann √® nato a Roma nel 1980. Si laurea (Bachelor of Arts) in regia cinematografica alla New York University e, in seguito, consegue un Master of the Arts in regia teatrale alla Royal Academy of dramatic arts di Londra. Durante la permanenza negli stati Uniti ha frequentato corsi di regia teatrale e cinematografica in diverse universit√† americane (Harvard, UCLA) e ha realizzato diversi lavori (corti, video-arte) tra cui il mediometraggio About the house (2004, da un‚Äôopera di Julio Cortazar, ‚Äúcompetizione video cineasti del presente‚ÄĚ al Festival del film Locarno). E‚Äô autore di documentari tra cui: ¬†La Voce a te dovuta, presentato ai festival di Locarno, Montpellier, Istanbul, Montreal, Brasilia; Il pi√Ļ bel gioco del mondo, presentato in Campidoglio a Roma e al Genova film festival. ¬†Nel 2005 ha curato insieme a Luca Sossella e firmato la regia teatrale dello spettacolo Il minore ovvero preferirei di no con Roberto Herlitzka, sulla vita e l'opera di Ennio Flaiano (in scena all‚ÄôAuditorium Parco della musica di Roma e ripreso nel 2008). Negli anni successivi √® stato responsabile delle selezioni artistiche del Festival di Palazzo Venezia (documentari sull‚Äôarte e sulla musica) e del Sole e Luna Doc Fest ¬†a Palermo (documentari sul Mediterraneo e sull‚ÄôIslam), ha tradotto e adattato numerosi testi teatrali dall'inglese all'italiano ed ha collaborato come docente con il Centro Sperimentale di Regia di Milano. Tra il 2010 e il 2012 vive a Londra, dove dirige lo spettacolo Nocturnal di Juan Mayorga (presso il John Gielgud Theatre RADA di Londra) e lavora presso il dipartimento di drammaturgia del Soho Theatre. Nel 2013 firma la regia teatrale de La Pace Perpetua di Juan Mayorga (con Danilo Nigrelli, Davide Lorino, Giampiero Judica, Pippo Cangiano ed Enzo Curcur√Ļ) al Teatro Belli di Roma. Lo spettacolo √® stato successivamente ripreso nel 2014 per una tourn√©e italiana ( circuito AMAT Marche, Teatro Verdi di Padova, Elfo Puccini di Milano). Nel 2015 inaugura la rassegna Trend Nuove Frontiere della Scena Britannica, firmando la traduzione e la regia di Confirmation di Chris Thorpe con Nicola Pannelli. Lo spettacolo √® stato successivamente messo in scena in diverse citt√† italiane. Nel 2016 traduce Bull di Mike Bartlett per il Teatro Franco Parenti e cura la traduzione e regia di There has possibly been an incident di Chris Thorpe (con Francesco Bonomo, Enrico Roccaforte e Cinzia Span√≤) per Trend XV . Nel 2017 diriger√† Disgraced di Ayad Akhtar, vincitore del premio Pulitzer 2013, per una coproduzione tra Teatro della Tosse e Teatro di Roma. Lo spettacolo debutter√† in estate alla Milanesiana. Nell'autunno 2017 porter√† in tourn√©e una trilogia di testi di Chris Thorpe.

Jacopo Gassmann è curatore della collana di teatro contemporaneo Green Room per Luca Sossella Editor

"Disgraced" √® un testo di chiara matrice americana, soprattutto nella misura in cui ognuno dei personaggi, a suo modo, sente fortemente sia il desiderio che la pressione di doversi allineare a un certo modo di essere dettato dalle narrazioni dominanti, che spesso costringono le minoranze ad interiorizzare un senso di oppressione: ‚Äúla doppia coscienza‚ÄĚ, come diceva Du Bois, ‚Äúquesta particolare sensazione di guardarsi sempre attraverso gli occhi degli altri‚ÄĚ. Ed √® all'interno di questo orizzonte, cos√¨ fortemente esacerbato in seguito agli eventi dell'11 Settembre, che l'autore esplora quanto profonde possano essere le contraddizioni e le difficolt√† di rappresentazione di s√© per chi proviene da altri retaggi culturali e sta oggi cercando una sua identit√† nel nuovo paese d'adozione, come Amir Kapoor, moderna figura shakespeariana.

E' l'autore stesso a fornirci un viatico al testo:‚ÄúVedo l'esperienza Americana come un qualcosa che √® definito dal paradigma di rottura e rinnovamento, tipico del migrante: la rottura con il vecchio mondo, le vecchie abitudini, e il rinnovamento del s√© in un luminoso ma difficile Nuovo Mondo... Noi celebriamo il rinnovamento ma non riusciamo ad elaborare la rottura. Questo fallimento indica la grande solitudine della vita americana.‚ÄĚ

In uno scacchiere politico in perenne mutazione, sempre pi√Ļ soggetto a cicliche eruzioni di rabbia e irrazionalit√†, le identit√† conflittuali cos√¨ palpabili in questo testo ci dimostrano quanto forte sia il disorientamento e quanto fragile possa essere la natura della tolleranza.

L'elemento che però, in ultima analisi, rende questa opera particolarmente viva (e toccante, a mio avviso) è la capacità dell'autore di porsi in ascolto di ciascuno dei suoi personaggi, avvicinandoli a noi nelle loro imperfezioni e vulnerabilità, nelle loro paure e contraddizioni. In questo modo non si può non arrivare a comprenderli, anche quando le differenze ideologiche sembrano mettere in scacco sia il loro che il nostro punto di vista.

Ayad Akhtar è un vero autore proprio nella misura in cui il suo teatro, nel chiamarci a una complessa verifica del nostro presente, non smette mai di rivelarci qualcosa di noi stessi.

JACOPO GASSMANN

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