24/11/2026
La Claque
Parla, Clitemnestra!" è una riscrittura radicale del mito greco in forma di potente testo poetico in versi, scritto da Lea Barletti e diretto da Werner Waas.
Lo spettacolo, liberando Clitemnestra dal suo eterno essere considerata sposa infedele e assassina e restituendole, finalmente, il diritto di prendere la parola, rappresenta un tentativo estremo di evadere dai ruoli imposti dalla tradizione, trasformando la tragedia in una confessione finale in cui si cerca la chimera di un destino diverso.
Risvegliatasi in un limbo spoglio e intimo, Clitemnestra si ritrova bloccata insieme al suo storico antagonista, Agamennone, a sua volta spogliato dal suo ruolo di guerriero e ricondotto a una dimensione puramente umana e coniugale. Attraverso una regia essenziale, focalizzata interamente sulla forza carnale della parola e sulla vicinanza geometrica dei corpi, i due protagonisti affrontano le colpe del passato in un dialogo serrato e viscerale.
BIGLIETTI TARIFFA SOLE
Perché Clitemnestra? Perché scrivere e mettere in scena un testo ispirato a questo personaggio in fondo “minore” della tragedia greca? Clitemnestra è uno dei tanti “danni collaterali” della gloriosa Storia degli uomini, nello specifico la guerra di Troia, con i suoi eroi (maschi) perdenti o vincenti che siano, le sue vittime sacrificali (donne, bambini) che assurgono agli onori di quella stessa storia grazie al proprio sacrificio (Ifigenia, per esempio). Clitemnestra non merita che le si intitoli una tragedia, una storia a sé.
Clitemnestra è nota prima come moglie fedifraga e assassina di Agamennone, poi in quanto vittima del matricidio che il figlio Oreste compirà per vendicare la morte del padre. E la sua storia? Non pervenuta.
Abbiamo dunque scelto di far parlare Clitemnestra. Intrappolata in un ruolo, in un nome, in un personaggio, Clitemnestra cerca un’altra via, un’altra possibile rappresentazione di sé stessa come parte della società, un’altra storia. Cerca di cambiare la narrazione del (e dal) femminile. Il suo antagonista, Agamennone, è anche lui intrappolato in un ruolo, in un
nome, in un personaggio. Fin quando Clitemnestra e Agamennone non deporranno definitivamente le maschere insite nei propri nomi, nessun dialogo sarà possibile: questa è l’unica certezza cui, nel nostro spettacolo, attraverso un percorso pieno di dubbi e domande, giungerà Clitemnestra. E Agamennone?
Lea Barletti
Questo spettacolo ha avuto una lunga gestazione prima di approdare alla sua forma attuale.
Quello che è sempre rimasto uguale è il testo e proprio dalla forma del testo, quasi più che dal contenuto, deriva la radicale riduzione di mezzi scenici alla quale siamo arrivati. È un testo in versi, in gran parte in rima baciata … non si scappa da una struttura del genere. Il testo, la Storia, i ruoli sono già scritti, e noi ne siamo i testimoni. È nella reazione a qualcosa che è già scritto, nello scarto fra ciò che si pensa e si sente e ciò che si pronuncia che si articola il nostro spazio di libertà. Così è stato per duemila anni o più fra uomini e donne, sempre gli stessi versi, così nella gestione del potere, sempre gli stessi schemi, le stesse guerre, nell’utilizzo della religione, gli stessi stratagemmi. Ora noi siamo gli ultimi abitanti di questo antico e terrificante edificio e abbiamo il dovere morale di fare uno scarto. Inquesto scarto Clitemnestra ci guida attraverso un lento processo di presa di coscienza. Le parole si scostano pian piano dal tracciato sempiterno, emergono a fatica dal buio della storia. Gli spettatori, una parte dei quali è munita di piccole torce dal fascio strettissimo, sceglie cosa vedere, scruta i dettagli, le minuscole reazioni dei corpi/statua dipinti di bianco e partecipa in questo modo alla narrazione: è responsabile di quello che vede e di quello che vedono gli altri. Questa è una storia di tutti, ognuno ne fa parte, nessuno è fuori. Ad un certo punto poi si fa luce e ci troviamo nel presente, nello stesso spazio, senza più maschere né altrove, senza eroi né profeti. Ci si guarda in faccia: è ora di cambiare.
Werner Waas
Testo: Lea Barletti
con: Lea Barletti e Gabriele Benedetti
regia: Werner Waas
Produzione: Barletti/Waas
(con il sostegno di Florian Metateatro e Consorzio Altre Produzioni Indipendenti)
foto: Luciano Onza